Mondiale Vaurien 2026 – Travemuender Woche

24 July 2026

TRIONFO ITALIANO AI MONDIALI VAURIEN SUL MAR BALTICO

 

Olmo Cerri e Gioia Bertolani Campioni del Mondo dopo 4 giornate di intese regate alla Travemünder Woche. Cosimo D’Incecco e Gabriele Bellino Campioni del mondo juniores.

Travemünde (Germania) – 24 luglio 2026

 

Dopo quattro giorni di regate complesse e sempre diverse, gli scenari meravigliosi da Nord Europa che alternano venti forti e cieli neri da nord ovest con giornate tersissime e lucide e venticelli da terra, nel contesto emozionante della Travemünder Woche, quando in acqua ci sono oltre 30 regate di classi di tutti i tipi, dai Feva ai Formula 18, migliaia di velisti nella cittadina sul Mar Baltico, si è conclusa una settimana  indimenticabile per la classe Vaurien italiana: i due toscani Olmo Cerri e Gioia Bertolani, trionfano con dieci prove spettacolari. Hanno saputo certamente interpretare con intelligenza le condizioni differenti ogni giorno che andavano da 22 nodi con onde di un metro il primo giorno, alla calma placida del secondo giorno, alle condizioni scolastiche, con quei dieci, dodici nodi sempre belli tesi che consentono a tanti di dare il meglio, avute nei due giorni conclusivi.

Olmo e Gioia velocissimi, fanno tre primi nelle prime tre prove, scartano un quinto posto, poi controllano e fanno 13 punti in dieci prove; una dimostrazione di superiorità evidente, anche se sulle altre barche c’erano gente con Pablo Cabello e una muta di spagnoli affamati dietro, gli immarcescibili Drogou bretoni, giunti alla quarta generazione, e tanti tedeschi cresciuti negli ultimi tempi. Gente che alla vela e all’oceano dà del tu proprio perché cresciuta con questa barca spigolosa e gentile allo stesso tempo.

La giovanissima Gioia, del Circolo Velico Torre del Lago Puccini spiega il segreto di questa performance da urlo: “È diventato tutto semplice – dice Bertolani – anche la prima giornata con il ventone e tanta onda perché ci siamo allenati tantissimo e abbiamo fatto quello che facevamo in allenamento, tutto pulito, tranquillo nella testa, non pensare a dove ti devi piazzare ma fare bene il tuo (per la cronaca, il primo giorno sono rimaste a terra circa 20 barche intimorite dalle raffiche a 24 nodi) e abbiamo fatto tre primi. Invece è stato più complicato leggere il secondo giorno con zero vento oppure il terzo quando abbiamo deciso di correre sui secondi e così non hai la testa libera. Pensare al presente, qui e ora, senza avere ansia, una regata alla volta, fare bene quello che sai fare, quello è il segreto. Insomma, le medaglie si vincono in allenamento e, se fai tutto bene, in gara le vai a ritirare! È stato poi bello perché Olmo si era fatto male ai polsi poco prima del Campionato e onestamente avevo sensazioni non positive, ma poi via via che le cose funzionavamo, piano piano vedi che ce la puoi fare, ed è ancora più bello ‘scoprire’ di vincere!”.

La passione per il barchino che non “vale niente” è così forte per il poco più che trentenne Olmo, di Rosignano, che vive e lavora a Manhattan, ha grandi esperienze su altre classi molto più “cattive” del Vaurien, che periodicamente rientra “a casa” per continuare a sviluppare il proprio rapporto con la barca e la Classe.

“Il Vaurien ha un posto speciale nel mio cuore, era mio padre che mi ci portava da bambino (papà Marco anche lui Campione del Mondo quattro volte con il leggendario Marco Faccenda) – spiega Olmo – un rapporto ‘velico’ ma anche personale, di affetto. Avevo già vinto nel 2010 ma ci avevo riprovato tante volte e non era andata bene. Ho capito che anche in una classe come il Vaurien, si deve lavorare tanto, mettere tante cose in fila, una dietro l’altra, approcciare in modo razionale la performance anche e, forse, soprattutto con una barca così poco ‘muscolare’ come questa; così con Gioia abbiamo iniziato un percorso, stare vicini alla classe con il bagaglio dell’anno scorso, migliorare i punti di debolezza, razionalizzando tanto, cioè studiando noi stessi, partendo dal Mondiale dell’anno scorso a Bracciano dove eravamo arrivati terzi. Da lì esplorare nuove possibilità, sia negli skill velici, ma anche nel mettere a punto la barca, con mio padre, con Marco Faccenda e le persone del suo cantiere come Marco Melfa che è il Mozart di chi costruisce barche; insomma stare più vicini alla Classe; ed è bellissimo vincere così perché rimani concentrato, focalizzato, sul presente così tanto che quando poi realizzi di avercela fatto, sei come sorpreso ed è stupendo! E poi circondati dall’affetto e da tutti i compagni i squadra che con motivazioni bellissime tutti hanno fatto un Mondiale eccezionzale.”

Ogni Mondiale Vaurien non è solo performance e tattica di regata. Il Vaurien è un “contenitore di storie”. Come quelle dei Campioni del Mondo Juniores Cosimo D’incecco e Gabrielle Bellino, del Circolo Velico Pietrabianca di Vada che si sono imposti dopo regate tiratissime, proteste e controproteste varie, riportando il titolo in Italia, dopo il terzo posto e il secondo posto nelle due edizioni precedenti, loro si sono trovati a battagliare contro i giovani spagnoli, tutti molto preparati, tedeschi, polacchi, spalleggiati da una squadriglia di agguerriti juniores italiani. Ma i duelli a colpi di tangone e in partenza restano sfide sportive. Tutti fanno parte del gruppo giovanile Vaurien a livello europeo che coordina iniziativa a livello tecnico ma soprattutto iniziative a livello “non” tecnico: i terzi tempi del Vaurien organizzati dagli juniores europei restano mitiche sia al Mondiale – italiani campioni mondiali anche qui con un memorabile Pasta Party – che in altre regate internazionali. “Siamo tutti appassionati di vela e siamo tutti con esperienze su altre barche – dice Cosimo – il Twenty, il Nacra 15, il 420 ma la vela divertente che si fa col Vaurien non esiste in nessun’altra Classe!”

Quest’anno a Travemünde c’era anche Giulia Fava, in coppia con Matteo Calandrelli, grande animatore della Classe in Zona IV. Giulia ha un curriculum straordinario: campagne olimpiche con il 49er FX, sui Nacra 17 e protagonista sugli AC 40 di Coppa America con Luna Rossa. Eppure il fascino della vela semplice, in purezza del Vaurien ha contagiato anche lei: “È stato Matteo ha invitarmi a vivere questa esperienza ed è meraviglioso trovare un ambiente dove per far correre la barca devi ritornare ai fondamentali”.

 

“Il Vaurien si pone come anello di congiunzione tra la vela amatoriale e la vela agonistica, consentendo, a chi ha voglia di crescere come velista, di partecipare a un evento memorabile come un campionato del mondo. Ancora più memorabile se questo evento si svolge durante una manifestazione leggendaria come la Travemünder Woche, respirando vela, vivendola e vivendo l’atmosfera dei grandi orizzonti della vela. Ognuno può costruire la propria sfida e la propria crescita, da chi ha l’obiettivo di competere con gli altri stilosi Vaurien di legno, a chi, come i nostri ragazzi o i nostri equipaggi padre-figlio, vuole crescere come velista con nuove competenze, a chi come Olmo e Gioia punta a performance importanti competendo con altri velisti di altissimo livello”, queste sono le parole di Francesco Graziani, team manager della squadra italiana, anche lui Campione del Mondo e anche lui grande animatore della Classe.

“La classe sta crescendo, non è per nulla una classe di nicchia ma rappresenta un punto di approdo alla vela per tantissimi appassionati e di sviluppo di esperienza e di skill velici per i ragazzi”. Sono le parole di Marco Crecchi vicepresidente della Classe, che ha Travemünde era al suo ventesimo o ventiduesimo (non si ricorda neanche lui quanti!) mondiale. “In tanti circoli del Lazio, della Toscana e della Lombardia si sta recuperando questa barca, come barca inclusiva, nel senso che impari bene. Gli equipaggi juniores stanno crescendo, ci sono regolarmente una cinquantina di barche che partecipano al circuito italiano, di cui almeno la metà con gente a bordo di meno di 25 anni, stanno nascendo nuove realtà sul lago di Bolsena e in Toscana, sempre con quello spirito guascone che è fare vela divertendosi, fare vela condividendo le proprie conoscenze, non in alternativa ad altre esperienze ma a completamento di questi percorsi. Archiviato questo Mondiale bellissimo, stiamo già pensando al prossimo che sarà a Vigo, in Spagna, in Galizia dove vorremmo essere in forze e poi anche alla costituzione di una sorta di Coppa Europa che avrà l’obiettivo di riunire tanti equipaggi giovanili da tutto il continente. Forza allora: invitiamo tutti, ma proprio tutti, a provare a sedersi in panchetta e poi andare alle cinghie quando arriva il vento giusto … Viva il Vaurien!”